Ode alla cipolla

Cipolla

Cipolle marinate al vino rosso, insalata alla piuma cipollina, pasticcio fritto incipollatissimo, ceviche di gamberi di Capri carichi di cipolla violetta. Questi sono alcuni dei piatti della gara gastronomica disputata tra la coppia di neosposi Neruda-Urrutia e l’amico Mario Alicata, a Capri, luogo dove il poeta trascorse un periodo del proprio esilio e dove sposò Matilde, nel 1952, con una cerimonia non convenzionale al chiaro di luna, pur essendo ancora legalmente sposato con Bianca. Piatti poveri nei quali la cipolla diventa protagonista (come nella ricetta delle cipolline in agrodolce) e alla quale Neruda ha dedicato un’ode nell’opera Ode al vino e altre odi elementari (1954).

Il vino, il pomodoro, il pane, la patata, l’olio, la cipolla fanno parte della raccolta di poesie che celebrano gli elementi della nostra preziosa quotidianità. E Neruda, premio Nobel per la Letteratura nel 1971, lo sapeva benissimo. La spesa del giorno era per lui un rito da assaporare con compiaciuta lentezza. Lo scopo era quello di portare via con sé nella borsa, insieme ai pomodori e alla farina per le tortillas di Matilde, i volti allegri e la saggezza semplice dell’ortolano e del fornaio. Il rito continuava a tavola, dove gli amici avevano sempre cura di piazzarlo ad un capo, per godere appieno della sua cordialità e della intensa sensualità con cui gustava ogni piatto. Le squisite aragoste nei ristoranti di Barcellona, così come la minestra maritata ed il sartù di riso delle osterie napoletane.

A noi restano le immagini, le parole e i versi straordinari di un semplice grande uomo.

“Come si poteva amare tanto? Come si poteva essere così felici?” scrive Matilde Urrutia nel suo bel libro di memorie, ricordando quei giorni nell’isola, nel ’52. “Sei la regina della cucina – l’aveva coccolata lui, nell’estasi dell’anitra all’arancia e dei gamberoni del pranzo nuziale – come mi sono accasato bene!…”

Pablo e Matilde

Pablo Neruda e Matilde Urrutia

Fonte fotografia d’epoca http://amori-difficili.blogspot.it/?q=neruda

Cipolla
luminosa ampolla,
petalo su petalo
s’è formata la tua bellezza
squame di cristallo t’hanno accresciuta
e nel segreto della terra buia
s’è arrotondato il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
è avvenuto il miracolo
e quando è apparso
il tuo lento germoglio verde,
e sono nate
le tue foglie come spade nell’ orto,
la terra ha accumulato i suoi beni
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come con Afrodite il mare remoto
copiò la magnolia
per formare i seni,
la terra così ti ha fatto,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata a splendere
costellazione fissa,
rotonda rosa d’ acqua,
sulla
mensa
della povera gente.
Generosa
sciogli
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
bruciante nella pentola,
e la balza di cristallo
al calore acceso dell’ olio
si trasforma in arricciata piuma d’oro.

Ricorderò anche come feconda
la tua influenza l’ amore dell’ insalata
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti forma fine di grandine
a celebrare la tua luminosità tritata
sugli emisferi di un pomodoro
Ma alla portata
delle mani del popolo,
innaffiata con olio,
spolverata
con un po’ di sale,
ammazzi la fame
del bracciante nel duro cammino.

Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta,esci dal suolo,
eterna,intatta,pura,
come semenza d’astro,
e quando ti taglia
il coltello in cucina
sgorga l’ unica lacrima
senza pena.
Ci hai fatto piangere senza affliggerci.

Tutto quel che esiste ho celebrato,cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle piume accecanti,
ai miei occhi sei
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone innevato

e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina

Pablo Neruda,